un chilo

Un chilo di coccolato

Quarant’anni dopo aver attraversato la Shoah con gli occhi e il cuore di una ragazzina, Chava Kohavi Pines ha trovato la forza di mettere per iscritto e raccontare l’orrore e il dolore di quegli anni che hanno lasciato ferite impossibili da sanare completamente. Ha solo quattordici anni quando nel 1942, allora era austriaca e si chiamava Eva Hirsch, viene deportata con la madre e tanti altri ebrei da Vienna dove è nata, a Theresienstadt, sotto gli occhi indifferenti dei vicini di casa, in Cecoslovacchia. Nel ghetto si patiscono privazioni e umiliazioni, anche se soprattutto i più giovani cercano di tenere viva una parvenza di convivenza civile, onorando l’amicizia e la lealtà, la generosità, l’aiuto fraterno, festeggiando persino un compleanno con un’improbabile torta. Poi il trasferimento ad Auschwitz e la caduta nella follia nazista più atroce fino al ’45 quando la liberazione dei campi e la fine della guerra, riporta i sopravvissuti nel mondo. Un chilo di cioccolato. Diario di una ragazza ebrea ad Auschwitz (Edizioni TerraSanta; 14 euro) è una testimonianza vibrante di un’infanzia infranta e di un difficile ritorno alla normalità. Perché la memoria non si cancella e perché le ombre di quel passato tornano senza tregua a tormentare chi è sopravvissuto. E allora bisogna trovare una propria strada e una propria nuova terra in cui rinascere. Ritornata in Palestina, dal ’46 Chava vive in un Kibbutz nel Neghev dove ha ritrovato se stessa assumendo il nome con il quale ha firmato il libro.

Giulia Dibenedetto

Maria Cristina Arcieri