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Bea la ” bambina di pietra”

Se n’è andata due giorni fa, vinta da qualcosa che nessuno al mondo è riuscito a incasellare nel puzzle della medicina: una malattia che non ha nemmeno un nome e che ha calcificato le sue ossa, bloccando man mano le articolazioni, frenando la sua crescita. Un caso unico al mondo. La voce di Bea è ancora lì, nelle orecchie di suo padre Alessandro, vita e lavoro a Torino. «Poco prima che morisse – racconta – le ho chiesto: Com’è Bea? Come stai? E lei: “Papà sto male, ho mal di pancia”. Quando andava in crisi aveva paura di riposare, di addormentarsi. Mi diceva:”Papà stai con me, non voglio chiudere gli occhi, ho paura. Se dormo poi non mi sveglio più”. Non riuscire più a svegliarsi era la sua paura più grande.

«Il suo più grande desiderio – la ricorda suo padre – era aiutare gli altri bambini in difficoltà. Quando abbiamo creato l’associazione Il mondo di Bea siamo entrati in contatto con famiglie di altri bambini che avevano situazioni tragiche. Lei chiedeva sempre. Si informava: “Papà che cos’ha questo bimbo? Lo aiuto io!”. Se le chiedevi del suo futuro rispondeva pronta: “Da grande voglio fare l’anestesista”. ». La madre di Bea, Stefania, è morta ad agosto dell’anno scorso. Se l’è portata via una malattia piombata all’improvviso nei giorni di quella famiglia già provata dal dramma della piccolina. Stefania è stata per anni le braccia, le mani le gambe di Bea. Poi Alessandro è rimasto solo. «Ho passato giorni che non auguro a nessuno» dice. La storia della sua bambina aveva commosso Emma, la cantante. Da lei sono arrivate chiamate di conforto. «Ogni tanto ci sentiamo. Mi ha chiamato appena ha saputo della morte di Bea… Quello che voglio adesso è ritrovare la serenità e continuare a tenere acceso il ricordo della mia bimba attraverso l’associazione. Spero che la vita me lo lasci fare».